“Perché sono fatto così!”: una scusa per non voler cambiare.

Viviamo recitando un ruolo, diceva Pirandello, indossando delle maschere sia dentro che fuori casa. Assumiamo certi comportamenti, coerenti con il proprio lavoro, aspetto, e posizione sociale, e cerchiamo di non tradire questo ruolo. Ma nel farlo stiamo mentendo, senza però esserne consapevoli.

Ho sempre trovato molto affascinante il concetto di malafede che di seguito vi spiego, l’ho incontrato studiando Sartre, e oltre ad essere filosofo è un grande scrittore (ha vinto e mai accettato il premio Nobel per la letteratura) e con le parole è riuscito a rendere bene l’idea che la maggior parte della persone vive in un certo modo e decide di farlo supportando tale scelta con il richiamo alla natura, ovvero dicendo e pensando: “sono fatto così”, “è la mia natura”.

Affermare frasi del genere indicano la poca disponibilità di una persona verso il cambiamento e miglioramento.

Per il soggetto atrofizzarsi solo in una delle possibilità infinite di essere qualcuno, non solo è costitutivamente impossibile, ma essere convinti di poterlo fare sarebbe anche un atto di malafede[1].

Sartre ha spiegato emblematicamente questo concetto che rappresenta la pretesa delle persone di essere quello che sono senza poter essere o diventare altro, oppure identificarsi con un preciso ruolo nella società, pretendendo di fissarsi entro i limiti di questo.

Comportarsi in un dato modo, assumere un certo ruolo giustificando l’azione con le parole “perché sono fatto così” è un atto di malafede, che comporta una fuga dalle responsabilità per ciò che facciamo, come se ci giustificassimo a livello inconscio del non riuscire ad essere in modi diversi da come si è.

Sartre parla di una responsabilità assoluta del soggetto che implica a sua volta la libertà, questo significa che l’uomo è il solo imputabile della propria storia, vita e scelte che siano attive o passive; infatti si è colpevoli anche nella passività, nella mancata decisione.

Sicuramente può sembrare una posizione estrema, ma rappresenta uno spunto di riflessione per superare il terrore delle mille possibilità future e cercare di prendere in mano la propria vita.

Dire “perché sono fatto così”, spesso è una facile scusa per evitare il cambiamento che è più difficile da affrontare. Bisogna sforzarsi di eliminare dalle proprie risposte questa frase che condiziona un atteggiamento mentale chiuso

 

 

[1] Cfr. Sartre, L’essere e il nulla, 2012, pp. 83 – 109.

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