“L’astuzia del bello”: riflessioni dal confronto Mascheroni – Buttafuoco a Pordenonepensa

Ho avuto la piacevole opportunità di assistere ad un confronto interessante tra il giornalista varese Luigi Mascheroni e lo scrittore siciliano Pietrangelo Buttafuoco in occasione dell’evento Pordenonepensa.

L’incontro è ruotato intorno a due concetti fondamentali: la bellezza e l‘etica. I relatori sono stati chiamati a presentare le proprie opinioni e riflessioni in merito al rapporto che viene ad instaurarsi tra il Bello e il Bene, il Brutto e il Male.

La tesi sulla quale alla fine dell’incontro hanno convenuto entrambi, anche se seguendo due argomentazioni diverse, è quella che vede la Bellezza come posta in una posizione gerarchicamente superiore all’etica.

Entrambi molto preparati e carismatici si sono inchinati di fronte la Bellezza, indicandola come il Bello, quello oggettivo, superiore a tutto poiché appartenente alla dimensione divina. Infatti sembra che ciò che è giusto ed è bene alla fine ne consegua naturalmente dalla bellezza.

Non potevo esimermi da proporre le mie riflessioni in merito.

Il problema a mio avviso si pone quando la bellezza diventa veicolo di azioni ingiuste e malevoli, infatti accade che esse portano con sé un’estetica talmente potente da dover richiamare l’ideale di bellezza nonostante l’orrore di ciò che viene rappresentato (Mascheroni ha portato l’esempio delle torri gemelli che nella loro drammaticità hanno paradossalmente raffigurato un evento di una bellezza incredibile).

La bellezza seduce, come la bella parola e il bel pensiero, è astuta appunto, quindi può essere utilizza a proprio piacimento anche se lo scopo non è eticamente corretto. Ma se noi la concepiamo come qualcosa di superiore all’etica, quest’ultima è passibile di strumentalizzazione poiché lo scopo dell’essere umano, non sarà più il Bene (come sostenevano gli antichi greci) semmai il Bello.

Il Bello che diventa divino e perfetto, diventa verità, una verità più teologica che razionale, la quale secondo me porta con sé quel dogmatismo che rischia di creare conflitti tra gli uomini, ad esempio religiosi, piuttosto che comune accordo.

Certo la Bellezza attrae maggiormente, scuote gli animi, ed è più facile cadere nella tentazione di conferirgli un ruolo così elevato, le emozioni convincono più della fredda logica (lo sa bene la chiesa con le sue opere d’arte). Ma viviamo nel mondo reale, con società complicate che non possono pensare di sopravvivere solo perseguendo il Bello, quello oggettivo, portando con se la deduzione personale di norme etiche e morali che cambiano da cultura a cultura a seconda della concezione della bellezza.

Sì perché la Bellezza non è esente dal condizionamento dell’uomo, egli stesso ne è creatore e modellatore, secoli di storia dell’umanità hanno dato vita a diversi concetti di bellezza, non ad uno solo ed universale che mette idealmente d’accordo tutti.

La bellezza dovrebbe essere un’ancella del Bene, la sua portavoce, che permette attraverso la meraviglia di raggiungere il cuore degli uomini, scuotendoli. La società ha bisogno del Bello, in particolare il mondo contemporaneo, ma non sopra a ogni cosa, non c’è niente sopra, non sono gerarchie universali se non quelle utili all’uomo.

Alla prossima!

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