Potere e sesso, un legame antico ma non per questo legittimo.

Le parole chiave sono potere, dominio, sessomolestie sessuale, violenza sessuale.

Si percepisce molta confusione riguardo ad un tema così delicato, tante opinioni contrastanti in merito alla bomba che sta esplodendo, una bomba nota a tutti e che è passata sotto silenzio da praticamente sempre.

Mi diventa difficile non distinguere, almeno un po’, tra molestie e violenze vere e proprie, ad esempio lo stupro. Quest’ultima è decisamente più grave, è un vero atto criminale e danneggia una persona sia fisicamente che mentalmente. La molestia è meno grave? Sì lo è, ma non per questo è giustificata.

C’è una connessione fortissima, che ha origini nell’antichità, tra il potere e il sesso, infatti non è solo espressione di eccitazione o attrazione fisica verso qualcuno, ma è veicolo di significati, simboli che rappresentano una cultura, non possiamo ridurlo a mero atto fisico, la teoria del sesso come sola riproduzione naturale è stata superata da molto tempo ormai.

Mi viene in mente il ruolo del sesso nell’antica Roma: l’uomo infatti era solito avere dei rapporti con persone di estrazione sociale più bassa oppure con i nemici sconfitti. l’uomo romano per comunicare il suo potere rispetto all’altro doveva dominare sessualmente il più debole, rafforzano così la sua posizione di dominanza. Come ci spiega Alberto Angela in Amore e sesso nell’antica Roma

La mentalità dell’uomo romano è di essere un vincente e di imporre la sua volontà su tutti: sui popoli nemici con le armi e le leggi, sugli altri romani con la ricchezza o lo status sociale (di solito vanno di pari passo), e su persone di rango inferiore anche con… la sua sessualità. La sua virilità insomma è uno strumento per dimostrare la sua superiorità e per sottomettere gli “altri”. E per “altri” intendiamo tutti: uomini, donne e ragazzi.

Certo non viviamo più nell’antichità, ma è emblematico per spiegare questo legame intrinseco tra potere e sesso, e vivere oggi in una società evoluta socialmente e progredita non ha cambiato poi così tanto questo legame.

Il caso del grande comico americano Louis C.K mi ha fatto riflettere moltissimo, poiché é ha affermato che non si rendeva conto nel momento in cui si trovava in una situazione ambigua con una sua collaboratrice, di imporre una molestia. Il punto interessante è proprio quello di non rendersi sempre conto dell’influenza che le nostre azioni hanno sugli altri, soprattutto quando siamo in una posizione di potere. E’ un presupposto che determina la relazione in tutti i suoi aspetti, e come tale bisogna esserne consapevoli.

Chi si trova in una posizione di potere, ha il coltello dalla parte del manico, che se ne renda conto o meno, nel momento in cui avanza attenzioni verso quello che non lo detiene, implicitamente fa un’uso improprio della sua ‘autorità’.

Accuso chi detiene il potere, e l’assoluta mancanza di etica nello svolgere il proprio ruolo. Credo sinceramente che se ci soffermassimo di più a riflettere sul concetto di potere (del singolo, e non foucaultianamente parlando), e sulle implicazioni etiche forse saremmo portati ad acquisire una maggior consapevolezza al riguardo, non tanto della vittima ma proprio di chi lo detiene.

Ecco forse noi filosofi potremmo tornare ad essere utili (non ho mai dubitato), sia nelle aziende e nelle organizzazioni dove si può costruire un percorso di riflessioni insieme a chi ricopre i ruoli più alti, sia nelle scuole dove l’educazione è fondamentale, sopratutto per diventare dei buoni essere umani.

Se sei una persona migliore, saprai gestire il potere senza utilizzarlo per sottomettere e dominare l’altro.

Alla prossima!

 

 

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