L’ “eterno ritorno” di Nietzsche, un concetto filosofico tragico che ho capito quando mi hanno spezzato il cuore

L’eterno ritorno è un meraviglioso concetto, tanto meraviglioso quanto semplice nella sua tragicità. Basta pensare al ciclo della vita: si nasce, si vive, si muore. Nascita, vita, e morte che si ripetono all’infinito.

Tutto va, tutto torna indietro; eternamente ruota la ruota dell’essere. Tutto muore, tutto torna a fiorire, eternamente corre l’anno dell’essere.

F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Ma perché un uomo geniale come F. Nietzsche, dopo aver cercato di distruggere qualunque tipo di verità dogmatica è giunto a porre alla base dell’essere umano un concetto tanto stabile e di una verità assoluta come l’eterno ritorno?

Perché anche lui ha sofferto per amore. Il grande filosofo tedesco ha scritto Così parlò Zarathustra, in cui cita l’eterno ritorno, dopo la fine di un’amore non corrisposto con la giovanissima e intelligente Lou Salomé. Ne rimase spezzato, lei rappresentava una speranza per Friedrich di uscire finalmente da una lunga e dolorosa solitudine, ma non accade, e ne rimase profondamente colpito, tanto da dover rifugiarsi a casa di una madre e una sorella soffocanti che non facevano altro che alimentare l’odio del filosofo verso una ragazza la cui unica colpa era quella di non amarlo. L’odio gli impedì in un primo tempo di riprendersi, un sentimento così negativo non può essere di certo costruttivo. Solo dopo un lungo tempo di elaborazione riuscì in qualche modo ad accettare quello che era accaduto senza rancore e a svoltare pagina.

Credo sia capitato alla maggior parte di soffrire per amore, anche più di una volta, e di avere quella sensazione di vivere un déjà vu. A me è capitato, e nonostante avessi studiato prima Nietzsche mi parve di capire veramente l’eterno ritorno solo quando mi ritrovai a versare copiose lacrime per l’uomo che amavo, mentre in una mano tenevo i resti del mio cuore spezzato e nell’altra un lunghissimo rotolo di carta igienica. Divenne improvvisamente chiaro che non sarebbe mai finita, non la tristezza per quello specifico uomo, ma l’altalena di felicità e sofferenza, inesorabile mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Prendere consapevolezza che l’eterno ritorno faccia parte del gioco, non consola ma almeno non illude che si possa vivere in un’imperturbabile serenità. Gravi eventi accadono, e non possiamo controllarli, lottare contro questa impotenza rende l’uomo solo frustrato e infelice.

Che fare allora? Accettarlo e cercare di capire come rialzarsi ogni volta, come trasformare il dolore in nuova linfa vitale per ripartire più forti, più saggi e più consapevoli. Bisogna scegliere di ricreare la propria vita tenendo sempre conto della sofferenza, senza cancellarla con un colpo di spugna, ma utilizzarla a proprio favore.

Come fare? Non lo so proprio, non credo ci siano dei modi prestabiliti, credo dipenda da ognuno di noi, dalla gravità, dal tempo che ci mettiamo, dalle persone che ci stanno accanto e ci supportano.

Perché ne parlo? Per mostrare come la filosofia sia utile alla vita quotidiana, che abbia tanto da insegnare a tutti e non solo a chi la studia all’università. Filosofia come cura dell’anima: gli antichi greci credevano che fosse fondamentale per una vita piena, per stare bene, poiché riflettere e capire cosa rende davvero felice l’essere umano (o cosa rende felice ognuno di noi) è il primo passo per avvicinarsi alla tanto desiderata felicità.

Alla prossima

Un pensiero riguardo “L’ “eterno ritorno” di Nietzsche, un concetto filosofico tragico che ho capito quando mi hanno spezzato il cuore”

  1. Molto interessante.
    Condivido quello che avevo pubblicato a proposito di questo apologo nietzschiano sul mio blog di ricerca esistenziale quotidiana.

    “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta,
    dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte,
    e non ci sarà in essa mai niente di nuovo,
    ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te,
    e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso.”
    “La gaia scienza”

    Perché deve essere creduto, che impatto ha?
    Ce lo spiega impeccabilmente Irvin Yalom nel “Le lacrime di Nietzsche”:

    “L’eterno ritorno significa che ogni volta che scegli un atto devi avere la volontà di sceglierlo per tutta l’eternità. E lo stesso vale per ogni azione non compiuta, per ogni pensiero abortito, per ogni scelta evitata. Tutta la vita non vissuta rimarrà a gonfiarti nell’intimo, non vissuta per l’eternità. E l’inascoltata voce della tua coscienza griderà il suo richiamo per sempre.

    Il mio insegnamento è che la vita non dev’essere mai modificata, o repressa, a causa della promessa di un qualche altro tipo di vita futura
    A essere immortale è questa vita, questo momento.
    Non vi è alcun aldilà, nessuna meta verso cui questa vita miri, nessun tribunale né giudizio apocalittico.

    Questo momento esiste in eterno, e il tuo unico pubblico sei tu, solo.”

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