Il DUBBIO: una strategia utile al problem solving

Sono cresciuta sentendomi ripetere spesso dai miei genitori “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”. Uno di quei tanti modi di dire del nostro background culturale che portano con sé grande saggezza popolare. Fidarsi sempre di tutto ciò che vediamo e sentiamo ci renderebbe degli stolti, però d’altro canto non possiamo vivere sempre dubitando, o diventeremmo degli schizofrenici paranoici.

In media stat virtus, per citare ancora una volta. Ci sono situazioni che più di altre richiedono di dubitare, il primo esempio che mi viene in mente è l’informazione mediatica, soprattutto in Italia ho imparato da quando ero adolescente a guardare le notizie con sospetto, mi avevano spiegato sia i professori di filosofia che di pedagogia, quanto importante fosse l’atteggiamento critico di fronte la televisione, per non rimanere imbrogliati dalle pubblicità e dalle notizie manipolate con astuzia.

Si deve dubitare, in giusta misura, per poter scuotere convinzioni fossilizzate, credenze ammuffite, e idee che odorano di vecchio. Ci viene in aiuto il maestro del dubbio: Cartesio, filosofo e matematico francese del 1600 è passato alla storia per aver spaccato in due l’essere umano, ed aver dato il via ad un dualismo mente e corpo dalla quale solo nell’ultimo secolo stiamo cercando di liberarci (la psichiatria è quella che fa più fatica di tutte).

E’ noto anche per il Discorso sul metodo, una breve opera nella quale descrive come il DUBBIO possa portare ad alcune verità fondamentali, la sua è il cogito ergo sum ( la certezza che se io sto pensando mentre lo faccio allora esisto). Ma vediamo insieme alcune regole che nella loro semplicità posso essere utilissime nella vita di tutti i giorni

1. La prima regola era di non accettare mai nulla per vero,
senza conoscerlo evidentemente come tale: cioè di evitare
scrupolosamente la precipitazione e la prevenzione;
e di non comprendere nei miei giudizi niente più di
quanto si fosse presentato alla mia ragione tanto chiaramente
e distintamente da non lasciarmi nessuna occasione
di dubitarne.

Evitare la precipitazione e prevenzione, ovvero evitare di saltare a conclusioni affrettate e di basarsi solamente sui pregiudizi. Se qualcosa non è chiaro, se mi fa storcere il naso più del dovuto è meglio iniziare ad indagare.

2. La seconda, di dividere ogni problema preso in esame in
tante parti quanto fosse possibile e richiesto per risolverlo
più agevolmente.

Quanto è vero? Affrontare un piccolo problema per volta, ci aiuta a risolverlo e ad evitare il panico. Quando andiamo in montagna è più facile concentrarsi sui passi da fare che sulla cima da raggiungere.

3. La terza, di condurre ordinatamente i miei pensieri cominciando
dalle cose più semplici e più facili a conoscersi,
per salire a poco a poco, come per gradi, sino alla
conoscenza delle più complesse; supponendo altresì un
ordine tra quelle che non si precedono naturalmente l’un
l’altra.

La terza regola si collega molto alla seconda, l’idea è scomporre qualcosa di complesso fino a raggiungere le più piccole parti che lo compongono, come è accaduto nella scienza dove siamo arrivati a studiare l’atomo per comprendere la materia nella sua complessità.

Ci sono molte questioni che incontriamo nel corso della vita, alcune difficili che richiedono un’analisi approfondita, e il dubbio cartesiano ci torna utile, per potere guardare da tutte le prospettive possibili e scegliere la via più adeguata. Proviamo allora a seguire questi step suggeriti dallo stesso Cartesio.

DUBITARE

SCOMPORRE

ORDINARE

INIZIARE DAL BASSO

E se avete capito come funziona dubiterete anche di questo articolo ;). Alla prossima!

Un pensiero riguardo “Il DUBBIO: una strategia utile al problem solving”

  1. Non tutti riescono a scomporre e ordinare. Ci sono troppi fattori che alterano la razionalità, esempio l’ignoranza, la timidezza, l’indecisione, i consigli sono fattori che creano disordine mentale e spesso portano a conclusioni sbagliate. Si dubita anche delle persone di fiducia?

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