I pilastri della leadership al femminile

Cà Foscari da poco tempo ha deciso di dedicare una parte del suo lavoro al mondo femminile, dalla quale nasce il progetto LEI – Center for women’s leadership, che si propone di guidare le giovani donne verso un futuro che speriamo diventi non tanto più roseo ma ROSA.

Il 10 Maggio sono andata a Venezia ad ascoltare tra grandi donne che occupano ruoli manageriali di rilievo: Anna Cane che si occupa degli affari pubblici della Deoleo, multinazionale degli oli d’oliva; Silvia Bisconti proprietaria di Raptur&Rose, ecommerce online di vestiti; e Silvia Carteny che è a capo degli affari generali di Roberto Cavalli (non c’è bisogno di spiegazioni).

Cosa le accomuna? Il sogno di diventare qualcuno, la determinazione, la passione e la voglia di mettersi in gioco.

Cosa mi sono portata a casa da questa ora piacevole passata con loro?

Che l’impresa deve diventare donna, non nel senso più stretto del termine, ma più ampio: il mondo femminile ha delle peculiarità che dovrebbero essere alla base di un mercato migliore e di un buon stile manageriale. Mi spiego meglio presentandovi i pilastri alla base di una leadership al femminile, e non femminista, che sono emersi durante l’intervista.

1. Passione – Il manager anni ’80, ’90 ormai è passato di moda, non funziona più il freddo uomo d’affari che guida con il pugno di ferro i poveretti che gli sono capitati. Oggi serve qualcosa in più, serve passione e un capacità di convincere l’altro ad inseguire il proprio sogno. La passione muove, verso gli obiettivi, verso l’Obiettivo, verso la realizzazione di sé.

2. Capacità generativa del femminile – queste tre grandi donne fanno parte di quelle coraggiose che ci hanno fatto da spartiacque per noi giovani. Come l’hanno fatto? Cercando di proporsi e non opporsi agli uomini, cercando un confronto e non uno scontro. Generando e non distruggendo.

3. Il buon manager è empatico  – il femminile sta nell’empatia, un buon manager è in grado di ascoltare le persone che lo circondano. Ciò non toglie l’esigenza di dover raggiungere degli obiettivi, ma se riesco a trasmettere motivazione riesco anche ad ingaggiare. Non bisogna imporra dall’alto ma comprendere i reali bisogni della realtà in cui ci troviamo, solo così si è in grado di valorizzare le risorse (suggerisce Anna Cane).

4. È la pancia che decide – Le scelte migliori sono quelle che seguono la pancia e il cuore, in questo erano d’accordo tutte e tre, è la bussola, è la garanzia che si sta facendo la scelta migliore, perché se è il cuore a dirlo di certo è la scelta migliore per se stessi.

5. Dinamicità – Andare oltre le solite cose, cercare degli spunti per creare del nuovo.
Nuovi stimoli danno nuove soluzioni, e si realizza con una continua dinamicità. È importante per questo ricoprire dei ruoli che permettono di evolvere, che non siano statici. Per ottenere di più bisogna prendersi una dose di rischio.

Il femminile non è una prerogativa delle donne, gli uomini possono imparare molto e portare nel mondo degli affari un’atteggiamento generativo, attento all’altro e più empatico. Il femminile utilizza l’emozione per trasferire motivazioni e obiettivi, e sono convinta che sia il modo migliore per farsi seguire dalle persone.

Alla Prossima!

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