Siamo tutti contraddizioni viventi

Avete presente quando vostra moglie conclude con la fatidica frase: “fai come vuoi”! In quel esatto momento ti pietrifichi, sai che è una trappola e che la cosa migliore è fingersi morto. Succede molto spesso che le donne dicono una cosa ma in realtà vogliono un’altra, lasciatemi passare lo stereotipo. Si potrebbe dire che sono complesse,  che non è facile capirle, ma soprattutto che sono delle contraddizioni viventi.

Voglio parlare del principio di contraddizione, sembra proprio che sia alla base della logica dell’essere umano, anche della donna, è una regola fondamentale, così tanto che se viene violata qualunque ragionamento logico razionale cade immediatamente.
Il principio di contraddizione ha origini lontane, nell’antichità viene formulato esplicitamente da Aristotele il quale afferma:

«È impossibile che la stessa cosa, a un tempo, appartenga e non appartenga a una medesima cosa, secondo lo stesso rispetto»

            Aristotele, Metafisica, Libro IV

Significa che non posso sostenere che il cavallo bianco di Napoleone è nero. Questa legge chiede rigore nella logica, nella scienza, nella filosofia e in moltissimi altri ambiti, ma nella vita c’è la facciamo a seguirla sempre?

Io posso essere Elisa la socievole e Elisa l’introversa allo stesso tempo? Agire in modo e pensare in un altro?

Se andassimo ad analizzare nei dettagli il nostro pensiero, quello che si è costruito negli anni da quando eravamo piccoli e ci mangiavamo la macchinina di gomma, ad ora che facciamo le foto ai cibi e le postiamo, questo pensiero complesso e potenzialmente infinito è costellato di contraddizioni.

Dici di no che tu non ti contraddici? Io credo di sì, crediamo di avere un’idea chiara e poi se cerchiamo di decostruirla e analizzarla razionalmente scopriamo che i pezzi non si incastrano alla perfezione. Per capirci riporto un dialogo tra due persone, chiamiamoli Socrate e Aristotele.

Aristotele: “Non sono felice ma vorrei esserlo”.

Socrate: “Fammi un esempio di situazione in cui non sei felice”.

Aristotele: “Ad esempio quando non conosco abbastanza le cose, però quando sono triste riesco a conoscere le cose sono più concentrato, ed è quello che voglio, quando sono felice sono distratto, mi sfuggono e non voglio più essere felice perchè preferisco conoscere”.

Socrate: “Immagina di poter conoscere tutto come ti sentiresti?”.

La vedete la contraddizione? Possiamo immaginare la risposta, ma qualunque essa sia, già da queste poche battute si può notare una stonatura nel discorso, ovvero sono infelice, vorrei essere felice, ma quando sono infelice conosco (ed è il mio desiderio), quando sono felice invece no e voglio tornare infelice per conoscere. Una contraddizione non tanto logica ma esistenziale, una di quelle che condizionano poi il tuo modo di vivere la quotidianità. L’idea di felicità che mi sono costruito nel tempo nella pratica mi impedisce di esserlo.

Ho una buona notizia, è assolutamente normale, e se vi capita un giorno di andare da un consulente filosofico vi starà un pochino antipatico, perché ha la cattiva abitudine di tirare fuori le contraddizioni e sbattervele (delicatamente) in faccia. La questione che mi preme dire è che siamo fatti di contraddizioni, e non diventiamo persone strane e incoerenti per questo, siamo semplicemente esseri pensanti, complessi, con tante personalità e pensieri che dialogano tra loro,  e l’unica cosa che possiamo fare è diventare padroni di questa barca che si fa sbattere dalle onde in mare aperte, che significa diventare consapevoli e imparare a navigare anche quando c’è il mare mosso.

Alla prossima!

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