Esiste la ricetta per essere felici? Per Harvard sì e non sono i soldi

Robert  Waldinger psichiatra e docente alla Harvard Medical School è a capo di una delle ricerche più lunghe della storia che dura da ben oltre 75 anni.
La ricerca ha auto inizio negli anni ’30 monitorando la vita di 724 persone suddivisi in un due gruppi, uno proveniente dalle periferie di Boston, ragazzini molto giovani costretti a crescere in condizioni di povertà, e l’altro composto da matricole di Harvard che hanno completato gli studi alla fine della seconda guerra mondiale.

“Cosa ci mantiene in salute e felici lungo il corso della vita?”, è la domanda a cui ha cercato di rispondere questa ricerca, nata con l’obiettivo ambizioso di seguire intere vite per carpire il segreto della felicità. Questi due gruppi sono stati monitorati attraverso questionari, check up medici e scan al cervello effettuati regolarmente per avere un quadro completo della persona, sia fisico che mentale.

Durante questi anni sono stata prodotte centinaia e centinai di informazioni che rivelano una lezione importante, ci spiega Waldinger, ovvero che “le buone relazioni ci mantengono felici e sani”. Hanno osservato che chi vive in solitudine ha maggiori possibilità di ammalarsi di chi coltiva delle relazioni con gli amici, la famiglia e la comunità. Attenzione non è sufficiente essere circondati da una grande quantità di persone, ma è fondamentale la qualità dei rapporti che instauriamo, sappiamo bene come alcuni possono essere nocivi.

Da giovani smaniamo soldi, fama e successo, ma alla fine dei conti cosa conta davvero? L’essere umano nasce con il desiderio di essere riconosciuto nella sua esistenza come qualcosa che abbia un significato, uno scopo, e sono le altre persone ad avere il potere di darlo e decidere l’importanza o meno della vita di qualcuno. Guardare il volto dell’altro e trovare amore fornisce un senso immediato alla propria vita, non trovare alcuno sguardo invece rende un fantasma, come solo la morte è in grado di fare, non esisti più.

Sartre scriveva che il vero inferno è lo sguardo dell’altro nel momento in cui può pietrificare la persona che ha di fronte riducendolo a mera carne senza anima, ma il filosofo francese si è dimenticato dello sguardo d’amore, come quello di una madre che è in grado di donare l’esistenza al proprio figlio.

Alla prossima!

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...