L’uomo è condannato ad essere libero.

Cosa pensereste se vi dicessi che siete liberi di scegliere, sempre ovunque, in qualunque situazione vi troviate, anche quando vi stanno puntando una pistola alla testa? Hai sempre una scelta, anche quella di chinare il capo, c’è sempre uno spazio di libertà, piccolo o grande che sia.
Non lo dico io, è la posizione del filosofo, scrittore, eccentrico e anche strabico (lo so non si dice) Jean-Paul Sartre, ma io lo adoro (e l’ho odiato) quindi lo chiamerò solo Jean.

Una pensiero forte il suo, che provoca immediate reazioni, e credo che la maggior parte siano giustificazioni, scuse, scappatoie, poiché è più comodo poter dire nelle circostanze scomode ‘ma io non potevo farci niente!’.
Per Jean qualcosa puoi sempre farlo perché l’uomo è condannato ad essere libero, e questa sua libertà lo porta ad essere pienamente responsabile di sé.

 

Tutto ciò che mi accade è mio: si deve intendere con questo, innanzitutto, che io sono sempre all’altezza di ciò che mi accade, in quanto uomo, perché ciò che accade a un uomo da; parte di altri uomini e da parte di se stesso non potrebbe essere che umano. Le più atroci situazioni della guerra, le peggiori torture non creano una situazione inumana: non vi è situazione inumana; soltanto con la paura, la fuga e il ricorso a comportamenti magici io potrei decidere dell’inumano; ma questa decisione è umana e io ne porterei l’intera responsabilità. Ma la situazione è mia.

 Sartre, L’essere e il nulla, libro IV

Per cogliere l’estremità di questa posizione vi porto uno dei suoi esempi: se un uomo viene chiamato in guerra, solitamente si pensa che sia costretto ad andare e che non abbia via di scampo, ma per Jean c’è sempre, anche se può essere la scelta peggiore, come il suicidio o la diserzione. Non farlo è pur sempre una scelta, un strada imboccata al bivio.
Quello che vuole dire è che tutto quello che ci capita, avversità esterne incluse, sono a misura d’uomo, se capitano a me, io sono in grado di scegliere entro queste circostanze, non c’è nulla di inumano. Finché sei nel mondo (condanna) tutto rientra nelle tue competenze (libertà).

Io sono una grande sostenitrice del media stat virtus, e Jaen non lo è di certo, nella sua filosofia non c’è spazio per la vigliaccheria, nasci uomo e vivi pienamente l’inferno in cui ti trovi e ne diventi responsabile, le fiamme che bruciano non ti impediscono di agire e scegliere di diventare quello che vuoi, il resto sono solo scuse.
Dicevo non mi piacciono le filosofie estreme, ma Jean mi ha sempre affascinato perché quando lo leggi ricevi un ceffone che ti scuote e ti urla

“Smettila di nasconderti dietro le scuse più assurde, non creare filosofie che ti permettano di vivere una vita di menzogne,  non accontentarti di essere fatto come sei, perché credere di non poter fare nulla, di non poter cambiare è la più grande bugia della tua vita!”.

Quello che dice è scomodo per chiunque, poiché costringe a prendersi delle responsabilità, e queste pesano come catene ai piedi, ma se impariamo ad accettarle potrebbero diventare ali e permetterci di realizzare il progetto per cui siamo nati.
La vita non è semplice e non sta dicendo che se hai un cancro sei libero di vivere, l’impossibilità non è ammessa, dice che c’è una possibilità di vivere come vorresti, uno spazio di scelta seppur piccolo, e accade solo se ti sei assunto la piena responsabilità della tua vita anche in condizioni critiche.

Alla prossima!

ps: non vi consiglio di leggere L’essere e il nulla, ma la Nausea e altre sue opere sì.

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