Quando la routine uccide la coppia?

Parlavo con un mio caro amico, che si è trovato dopo tanti anni in crisi con sua moglie, una moglie splendida mi dice, ma che si è fermata. Gli chiedo in che senso, e lui mi racconta che si sono instaurate delle dinamiche che si ripetono inesorabilmente, stessi litigi, stessi problemi, stessi luoghi, stesse persone.
Lei ha smesso di cambiare, mi dice, di crescere e lui si è allontanato, ha rivolto lo sguardo alle novità, lasciando il suo lavoro e riscoprendo se stesso come identità slegata da sua moglie, e tanta voglia di viaggiare.

La routine uccide, credo sia vero, ma se ci fermiamo ad analizzare la quotidianità nel caso della coppia, restiamo in superficie. La ripetitività porta con sé una dialettica che vede in opposizione il senso di sicurezza, stabilità e dall’altra la noia, l’immobilità, erosione, ma sono due facce della stessa medaglia.
Ci lasciamo davvero con una persona che amiamo per colpa della quotidianità? O meglio è possibile pensare ad una relazione nella quale sia assente la ripetitività?
Difficile, credo sia questione di quantità e qualità della ripetizione. Un pochino c’è, che ci piaccia o meno, come lavarsi i denti e mangiare, fa parte della giornata, ma l’eccesso forse sì, quello uccide.

La seconda metà della vita di un uomo è fatta di nient’altro che le abitudini che egli ha acquisito durante la prima metà.
Fëdor Dostoevskij

Se è la persona stessa che è diventata immobile? Da cattiva filosofa ho pensato alla mia esperienza personale, se il mio compagno d’improvviso diventasse una persona seduta, che non ha più voglia di crescere e migliorare, tutte cose che mi hanno fatto innamorare di lui, il mio sguardo cambierebbe, perché l’identità è cambiata e ha delle ripercussione sulle mie emozioni.
Personalmente prima di arrendermi cercherei di capire se è una fase della vita, capita a molti, a volte è questione di prendersi una pausa dal mondo e fermarsi per un poco, ma se non lo è mi arrenderei di certo.

All’inizio di fronte questa mia conclusione mi sono sentita a disagio, ma il filosofo che è in me è tornato fuori a schiaffeggiarmi, mi ha ricordato che l‘amore è più logico di quanto pensiamo: quando sboccia e si aggancia ad un’altra persona per qualche motivo, e per avere presa deve aver individuato delle caratteristiche fondamentali che lo hanno attratto, ad esempio l’intelligenza, l’audacia, o la simpatia; se vengono meno, perde la presa e si allontana.
Siamo esseri umani, con un’identità che si costruisce nel tempo e le caratteristiche fondamentali di cui parlavo possono venire intaccate. Quando è in relazione con un’altra identità, far sì che nonostante i cambiamenti rimanga ancorata all’altra è un duro lavoro.

Che una coppia continui ad amarsi per molti anni senza un minimo sforzo da entrambi i lati mi sembra troppo ottimistico, forse Cenerentola può, ma nella realtà se lei non fosse stata quella ragazza di umili origini, costretta a pulire i pavimenti e maltrattata dalle sorellastre, non sarebbe più Cenerentola, sarebbe qualcun’altro e forse il principe non si sarebbe innamorato.

Credo che l’amore sia un’atto di fede, ed è una scelta. Sono poco romantica? Forse non diventerò mai Cenerentola, ma sono consapevole di ciò che muove la mia testa e il cuore, e le mie scelte hanno avuto delle ragioni, conoscendole posso recuperarle, rianimarle e cambiarle.

A presto

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