Quando l’adolescente pensa.

Quando mi soffermo a pensare i miei anni da adolescente non ricordo molto, è tutto sfumato e la sensazione è quella di aver vissuto con una scarsa consapevolezza di me stessa come essere umano pensante e agente.
Nei momenti cruciali dove mi sono trovata a dover fare delle scelte che avrebbero poi condizionato la mia vita non ricordo di aver riflettuto poi così a fondo.
Durante gli anni di scuola, siamo presi dagli esami di maturità, le prime cotte, lo sport, i social, i genitori tutti che ci condizionano in un modo o nell’altro, chi più chi meno, e tutti con un’opinione sul nostro futuro.

La mia fortuna è stata quella di avere avuto la libertà, per quanto possibile, di scegliere e di sbagliare, di bloccarmi e di cambiare strada senza che nessuno dall’alto della sua saggezza mi avvertisse in anticipo dei pericoli. Alcuni miei compagni invece hanno seguito strade già tracciate dai genitori o dagli amici, e dalla società stessa che ti punta il dito e urla ‘devi essere il migliore’.
Queste urla possono paralizzare e quando un ragazzo si blocca di fronte la scelta ci sarà sempre qualcuno pronto a farlo al posto suo. Bisogna dirglielo!

Da qualche mese lavoro con i ragazzi che frequentano la quarta e quinta di secondo grado, il mio obiettivo principale è creare uno spazio di riflessione, permettere loro di fermarsi due ore insieme a me, liberi dall’influenza dei professori, genitori e smartphone, liberi di pensare.
Uno spazio vuoto tutto da riempire, di idee, di opinioni, di contraddizioni a volte di emozioni. Uno spazio che accolgono volentieri e sono davvero pochi quelli che non capiscono l’importanza di prendersi del tempo per se stesso. E io glielo dico, fuori dai denti, o scegliete voi o lo fanno gli altri e non è detto che vi piaccia!

I ragazzi pensano, eccome, e lo fanno tanto, solo che nella quotidianità sono invasi da talmente tanti stimoli che è difficile per loro selezionare nel caos ciò che è importante e resistere al flusso della maggioranza che ti spinge a mettere like e a postare foto. La vita frenetica inghiotte tutto e toglie quella consapevolezza che ti permette di essere critico verso gli uomini, il mondo e le cose.

La filosofia è utile poiché mette in discussione tutto e per farlo bisogna fermarsi. Praticarla dovrebbe diventare la norma, soprattutto nelle scuole dove la domanda diventa un’affermazione contenente informazioni che si aggrappano in modo acritico nelle teste dei ragazzi.
La curiosità non viene alimentata e la semplificazione di tutto regna sovrano nelle logiche delle nuove generazioni.

Allora io sono l’invasore che entra in classe prepotentemente con le mie domande e li metto in crisi, e quando lo faccio gli sguardi diventano confusi e le fronti corrucciate, ed è uno spettacolo meraviglioso, perché stanno pensando in profondità dove non sono abituati ad andare, e la speranza è quella di avergli dato la possibilità di fare una pausa dove la volontà possa emerge contro la società con maggiore violenza, e quando sono pronti a rituffarsi possono farlo con maggior consapevolezza.

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