Sguardi che bruciano

Ci sono alcune giornate che fatico a sopportare lo sguardo altrui. A chi non capita la giornata storta, quella in cui vorresti schioccare le dita e far sparire tutte le persone? Solo per qualche ora…mica sposo la filosofia di Thanos!

Alcune giornate non sopporto lo sguardo maschile. Ho solo un km da fare a piedi per raggiungere il mio ufficio, 10 minuti che vorrei passare senza preoccuparmi dell’attenzione che le mie forme potrebbero attirare.
Il maschio medio, non discriminiamo per età o razza, si sente molto libero di poter gettare lo sguardo su un’essere dell’altro sesso senza alcuna discrezione. Il maschio medio potrebbe obiettare: ora non siamo liberi neanche di guardarci intorno? Dipende fin dove arriva la tua libertà.

Lo faccio anch’io, se passa una creatura interessante o che mi affascina guardo, ma lo faccio con discrezione, con una certa leggerezza. Non è una questione femminista, è umana.

Chiudete gli occhi e visualizzate nella vostra mente le persone che vi conoscono, in particolare come vi guardano: ad esempio la mamma, il figlio, il marito, un amico, un professore o il collega; noterete che sono molto diversi tra loro, alcuni sono più amorevoli, altri complici, altri distaccati e così via.

Non sono mai solo occhi anatomici. Sono sguardi, finestre attraverso le quali si scorge la soggettività infinita della persona che ti sta guardando. E non sono innocui, poiché uno sguardo può essere anche molto violento, sprezzante e come nel caso che sto descrivendo oggi, OGGETTIVANTE.

Sono anima e corpo, e tu maschio medio che ti prendi la libertà di guardare indiscretamente, chiediti l’effetto che provochi sull’altro. Te lo spiego: mi fai sentire un oggetto, carne.
Mi dovrei sentire lusingata? Una 13 enne a cui inizia a spuntare il seno si dovrebbe sentire come? Molte si coprono, cercano di nascondersi, e proteggersi da quegli sguardi che penetrano e fanno male. E se sono costretta a nascondermi mi stai togliendo libertà.

Pensi di essere ancora libero di guardare?

Il corpo è meraviglioso, attraverso di esso interagiamo con il mondo e ci relazioniamo, e allo stesso tempo ci rende anche visibili, esposti, a tutto e a tutti, al bello e al brutto, alla carezza e alla sberla, all’amore o all’indifferenza.
Esco di casa, chiudo al porta dietro di me e sono nel mondo e quello che vorrei e potermi esporre senza dovermi preoccupare troppo dello sguardo altrui. Parlo di quello che spoglia, che desidera, che viola, che crede di avere diritto di avanzare e strappare pezzetti del mio spazio di libertà.

Io sono una donna normale, non ne faccio un dramma o una questione femminista, so difendermi da questi sguardi, solo che alcuni giorni sopporto meno. Ma la mia riflessione nasce spontanea, e il mio pensiero va a chi è debole, chi fa parte delle minoranze, chi è davvero oppresso, come fa a difendersi da questi sguardi? E per quale motivo è costretto a farlo?

Dovremmo essere tutti liberi, liberi di esporci anima e corpo senza il timore di una violazione. Utopia?

Lo sguardo è l’inferno, Sartre meglio tutti lo sapeva e ne ha scritto pagine meravigliose in L’essere e il nulla. Io non concordo pienamente, lo sguardo di per sé non è inferno, ma può diventarlo, e dovremmo esserne maggiormente consapevoli nella vita tutti i giorni.

(ma è ammesso lo sguardo omicida alla persona che finisce la carta igienica e non la rimette!)

Vi tengo d’occhio!

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