La noia ai tempi del coronavirus

Siamo costretti a rallentare, a non essere produttivi come prima, si crea uno spazio nuovo, o vecchio quanto il mondo: lo spazio per riflettere. Io mi sono sentita sempre molto a mio agio nella riflessione, anche nei momenti bui, o non avrei intrapreso gli studi filosofici sia alla triennale, magistrale e non contenta anche il master. Ma molte persone non lo sono, cercano di fuggire in tutti i modi possibile, occupando il tempo con lo sport, con la tv e qualunque attività possa distrarre.

Ai tempi del coronavirus si è creato tanto spazio, prezioso che potremmo utilizzare anche così:

  1. Fare i conti con le nostre emozioni: come la paura e l’angoscia. Chiederci perché li proviamo e da dove hanno origine.
  2. Scoprire o indagare il significato di ciò che stiamo facendo, il senso di stare qui ora.
  3. Stare nella solitudine senza farsi travolgere negativamente, senza l’ossessione di stare in mezzo ad altra gente solo per riempire un vuoto di cui ignoriamo la causa, riflettiamo sul perché.
  4. Lasciare che le idee ti pervadano, nuove o vecchie, qualcosa di creativo potrebbe nascere all’improvviso.

Per raggiungere riflessioni profonde è necessario ridurre l’eccesso di cose che riempiono, liberare spazio per abbandonarsi alla noia.
Per filosofare, ci dice Heidegger, bisogna risvegliare uno stato d’animo fondamentale che permetta “la discesa nelle profondità esistenziali” : è qualcosa che c’è già e che allo stesso tempo non c’è e va destato.

Quando parliamo di stati d’animo potrebbero venirci in mente alcuni esempi come la gioia, la tristezza, ma non sono questi a cui si riferisce il filosofo tedesco, essi sono considerati piuttosto eventi che rientrano nel campo della psicologia. Lo stato d’animo c’è già e allo stesso tempo non c’è, è “una sorta di atmosfera nella quale ci immergiamo e dalla quale veniamo pervasi” , ed è proprio in questa atmosfera che possiamo incontrarci in quanto esser-ci.

Ma di quale stato d’animo fondamentale stiamo parlando? Quale potrebbe aiutarci a svolgere un buon lavoro da consulenti filosofici? Parliamo della noia profonda.
La noia è qualcosa che solitamente ci rende irrequieti, provoca ansia o disagio, soprattutto in una cultura come la nostra che non prevede spazi vuoti. Quando cerchiamo di allontanare la noia non la stiamo eliminando, semplicemente la induciamo ad addormentarsi.

Heidegger individua tre forme principali di noia che ci aiutano a comprendere la differenza tra quella che viviamo quotidianamente, superficiale, e delle forme più profonde.

  1. La prima forma è l’essere annoiati da, l’esempio è quello di una lunga attesa alla stazione ferroviaria. Attendere in stazione è una situazione in cui non siamo predisposti a perdere tempo, anzi vogliamo che passi in fretta, e per raggiungere il nostro scopo cerchiamo degli scacciatempo da attuare . Questo tipo di noia è provocato da qualcosa di esterno e determinato, in questo caso dalla stazione e dall’attesa dell’arrivo del proprio treno, di cui siamo pienamente consapevoli, poiché vissuta a un livello superficiale. È una noia che provoca inquietudine e crea degli spazi vuoti che vogliamo riempire, e che ci lascia in sospeso a causa di un tempo che non scorre ma. Cerchiamo di allontanare queste modalità d’essere con i passatempo, quello della nostra epoca è sicuramente lo smartphone;
  2. La seconda forma di noia è più profonda ma non è quella fondamentale, ovvero l’annoiarsi di : a differenza della prima la causa non è determinata, non c’è qualcosa di specifico che ha provocato noia. L’esempio di Heidegger è una serata tra amici , che abbiamo passato bene, conversando con le persone, mangiando e fumando con piacere, ma quando torniamo a casa pensiamo: “che noia questa serata”. La causa se dovessimo rintracciarla è piuttosto interna, c’è una sorta di insoddisfazione che non è colmabile, infatti non cerchiamo in alcun modo di riempire il vuoto, poiché la serata era di per sé piena.
  3. La terza forma è l’uno si annoia: è la noia profonda, lo stato d’animo fondamentale che cercavamo per filosofare. Con l’uno non si indica una persona, un tu o un io, ma è impersonale, è oltre la soggettività e oltre i determinati enti. In questo stato, che arriva senza volerlo quando meno ce lo aspettiamo, tutto diventa indifferente , anche il soggetto, ed è proprio in questa dimensione che ci scopriamo nel nostro esser-ci, come autentico in un orizzonte di possibilità.

A volte, infatti, questo straniamento, questo allontanamento, questo passaggio all’infinito, che la metafisica comanda e che è difficile da gestire, può provocare la rottura, il tuffo nell’oscuro baratro nel non-essere, quest’altra nicchia sonnecchiante in cui l’anima compiacente può perdersi per sempre.

Come sprofondiamo dobbiamo anche uscirne, perderci per ritrovarci presso di noi, con la consapevolezza che quello che pensiamo si riflette sulla nostra vita, e ogni tanto fermarsi, con il rischio di annoiarsi è fondamentale per un saper vivere che sappia padroneggiare l’esistenza .

Non bisogna fuggire o avere paura di guardarsi allo specchio, quello che vedrete non sarà di certo perfetto, perché non esiste la perfezione, qualunque sia l’ideale a cui vi aggrappate, lasciatelo andare. Il momento di tristezza, sofferenza di perdita di senso per il mondo che ti circonda, se temporaneo è normarle, assolutamente normale, ed è proprio questo che ti rende perfetto come sei, con le tue fragilità.

Accettarle, farci i conti, perdersi nel nulla e riemergere vuol dire evitare quelle esplosioni improvvise che assistiamo in questi giorni, emozioni negative che emergono con forza, perché non sono mai state prese in considerazione prima, magari represse, invece di ascoltarle e ridurre la loro potenza.

Alla prossima!

2 pensieri riguardo “La noia ai tempi del coronavirus”

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