Etty Hillesum – cap. 1 Devo lavorare su me stessa

Possiamo trarre ispirazione da una pensatrice che vive un momento storico tragico, Etty Hillesum che nasce nel 1914 e muore nel 1943 a Auschwitz, è una situazione all’estremo della nostra quarantena, imparagonabile ovviamente.
Paragonabile a mio avviso, e umano invece è il bisogno che abbiamo tutti di trovare un modo per non farsi travolgere dagli eventi esterni negativi, trovare una libertà interiore mentre il mondo fuori crolla,e lei lo farà con grandissimo coraggio.

La lettura di questo testo è uno di quelli che accorrono in aiuto nei momenti di difficoltà, tanta saggezza, tanti consigli e possibilità di dialogare con l’autore. 

Io lo feci in un momento di grande difficoltà, mi aiutò molto e ho pensato di condividere con voi alcune di queste splendide pagine in un momento complesso come quello che stiamo vivendo e alcune strategie che l’autrice mette in atto per raggiungere poi un equilibrio e pace interiore. 

Prima ve la presento brevemente.

Esther (Etty) Hillesum  nasce nel 1914 a Middelburg in Olanda, il periodo storico non è dei più rosei, il fatto di essere ebrea non aiuta molto. Etty trascorre la sua giovinezza a Middelburg insieme al padre Levi, insegnante di lingue classiche e la madre Rebecca di origini russe con la quale avrà un rapporto complicato. È sorella di due fratelli, Jacob e Misha.
Studia Giurisprudenza all’Università di Amsterdam, e poi  comincia a studiare Lingue Slave, ma questo percorso viene interrotto dalla guerra.

Da queste pagine che scrisse all’età di 27 anni, emerge una donna brillante, colta e allo stesso tempo complessa. E’ sensibile alle questioni esistenziali che la rendono inquieta, ma anche a quelle politiche, infatti segue inizialmente movimenti di sinistra e antifascisti, e il momento storico che vive non lo racconterà in maniera diretta, ma attraverso il suo viaggio interiore che la porterà a incontrare Dio. Fidatevi non sono pagine solo per i credenti, io non lo sono e le ho trovate edificanti.

La storia di questo diario inizia un lunedì sera nel ‘41, fu invitata da una conoscente ad unirsi a una seduta dal famoso psicochirologo di 54 anni Jules Spier, durante la quale usava analizzare le mani. Dovete immaginarvi un uomo con un gran carisma e una personalità magnetica, motivo per il quale Etty decide subito di entrare in terapia con lui.

Su suggerimento di Spier, lo chiameremo S. come faceva lei nel diario, l’8 marzo 1941 inizia a scrivere i quaderni come pratica terapeutica insieme ad una serie di esercizi quotidiani che le conferiscono disciplina ogni giorno.

[…] sa, quando ieri -come una scema- non riuscivo a far altro che guardarla, si è prodotto in me un tale sconquasso di pensieri e sentimenti contrastanti, che mi sentivo annichilita e mi sarei messa a urlare, se non avessi mantenuto un minimo di controllo. Erano forti sentimenti erotici verso di lei, che io credevo di aver superato dentro di me, e al tempo stesso una forte avversione nei suoi confronti, e d’un tratto ci fu anche uno sconfinato senso di solitudine, la percezione che la vita è così terribilmente difficile, che bisogna fare tutto da soli, che l’aiuto dall’esterno non è possibile, e insicurezza, paura, tutto era lì dentro di me. Un minuscolo frammento di caos che all’improvviso, mi guardava dal profondo dell’anima. (p. 29-30)


Dalle prime righe capiamo subito qual è il problema, è un senso di disordine e caos, sentimenti contrastanti che emergono subito, una certa inquietudine, come la chiama lei una costipazione spirituale. E’ una donna forte che esprime subito la volontà di lavorare su se stessa, ma non è facile:

quando si tratta di problemi della vita, posso spesso apparire come una persona superiore: eppure, nell’intimo, mi sento prigioniera di un gomitolo aggrovigliato, e malgrado tutta la mia lucidità di pensiero a volte non sono altro che una poveretta piena di paura. (p. 31)

Come dire anche ai migliori succede. Tutti noi abbiamo momenti no, un lato fragile che dovremmo considerare normale e accettarlo.

Comincia così la terapia

ed eccomi la, con la mia costipazione spirituale. e lui avrebbe messo ordine nel mio caos interiore […] mi ha presa per mano e mi ha detto: ecco devi vivere così […] questo sconosciuto, questo signor S. dal viso complicato, ha compiuto miracoli in una settimana: ginnastica, esercizi di respirazione, parole illuminanti e liberatrici sulle mie depressioni […] nella mia anima c’è un pò più di ordine. (p. 33)

Non è tutto merito di S. e lo si capirà nel corso dei mesi in cui scrive. Lei si prende quello che gli serve, come succede ad alcuni di noi, che studiano filosofia, di prendersi dei pezzi di pensiero e saggezza utile a se stessi, ai propri problemi.

Quello che risalta è che la cura dell’anima, dello spirito va di pari passo con quella del corpo. Pensiamo anche noi questo periodo quanto è utile essere disciplinati a casa propria, con dei momenti di ginnastica, lavoro, lettura.

Ricapitolando Etty quando inizia il diario non sta bene, vive in maniera disordinata e ha bisogno di trovare pace interiore, e si rivolge a qualcuno che l’aiuta subito suggerendo:

  1. DISCIPLINA QUOTIDIANA
  2. LA SCRITTURA per buttare fuori e prendere consapevolezza.

Nei prossimi articoli che le ho dedicato tratteremo più nel dettaglio in cosa consista la disciplina quotidiana per poi avvicinarci ai grandi temi che tocca: solitudine, il conflitto tra mondo esterno e mondo interno e la difficoltà nel trovare un equilibrio.

*Etty Hillesum, Diario. Edizione integrale, Adelphi, Milano, 2012

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