Etty Hillesum – cap. 3 Il mondo fuori dentro di me

Molti come me, si saranno posti la stessa domanda: come faccio a sentirmi libera nonostante le restrizioni in atto? L’unica risposta che mi è sembrato avesse un senso è: se non posso essere libera con il corpo, posso provare ad esserlo con la mente.
Ma raggiungere questo stato non è per niente immediato, è un viaggio lungo, che si deve desiderare e volere in profondità, e non sempre il successo è garantito anzi (io onestamente predico bene e razzolo male).

Se parliamo di successo, obiettivo, o risultato, un equilibrio interiore diventa impossibile. Più che un punto di arrivo è un percorso, un continuo lavoro, certo lo si raggiunge ma poi a meno che non si è diventati dei santi imperturbabili, si deve lavorare per mantenerlo ogni giorno.

Etty lo chiama riposare in se stessi, è una postura, un raccoglimento interiore, che tiene conto anche del mondo esterno. Su questo vorrei fosse chiaro, che la nostra filosofa non cerca di isolarsi dal mondo, ignorando gli eventi esterni, difficilissimo in un momento storico come il suo e poco responsabile nei confronti dell’umanità. Ha ben presente l’esterno, tanto che sceglierà di andare nel campo di lavoro a Westerbork, quando aveva la possibilità di scappare.

Non è semplice mantenere l’equilibrio e spesso l’interno diventa un rifugio, quasi una via di fuga:

Quella forza viene da dentro: è un piccolo centro chiuso in sé nel quale io, a volte, mi rifugio totalmente, quando il mondo esterno mi pare per un attimo troppo rumoroso, ma per il resto, tutti i miei sensi sono intensamente protesi verso la realtà che mi circonda, e ciò che esperiscono fuori lo portano nel mio centro che viene, per così dire, rinforzato da ogni nuova impressione. Un tempo, invece, tutte le impressioni provenienti dall’esterno mi rendevano tesa e insicura. (p. 66)

L’inizio non è semplice, come dicevo è un viaggio, e scorrendo le sue pagine vi sembrerà di intraprenderlo insieme, attraverso momenti di difficoltà e momenti di pace interiore.

Quello che colpisce è l’atteggiamento epistemologico che assume nei confronti del mondo interiore, ovvero lo considera una realtà con la stessa dignità di quella che comunemente chiamiamo ‘mondo esterno’. Mi torna in mente quando Harry Potter, nell’ultimo libro, chiede a Silente:

H: Professore, è vero tutto questo? O sta accadendo dentro la mia testa?

S: Certo che sta accadendo dentro la tua testa, Harry! Dovrebbe voler dire che è meno reale?

E la nostra Etty la pensa nello stesso modo, conosceva il pensiero fenomenologico: ovvero che il soggetto conosce il mondo portandosi dietro tutto, percezione, pensieri, sensibilità, e questo non può essere distinto nettamente dall’oggetto che conosce, che a sua volta è contenuto dal soggetto conoscente. Il dentro e il fuori sono interdipendenti, io e il pc ci condizioniamo, la mia coscienza lo utilizza per scrivere, lo posiziona nel mondo e lo conosce come oggetto pc. Senza di me cosa sarebbe? (rimando al cap 1 di questo approfondimento):

Il mondo interiore è tanto reale quanto quello esterno. Bisogna esserne consapevoli. Anch’esso ha i suoi paesaggi, i suoi contorni, le sue possibilità, i suoi terreni sconfinati. E l’uomo stesso è il piccolo centro nel quale mondo interiore e mondo esterno si incontrano. I due mondi si nutrono l’uno dell’altro: non si deve trascurare l’uno a spese dell’altro o considerare l’uno più importante dell’altro, altrimenti si rischia di impoverire la propria personalità. (p. 109)

Capite bene che se il presupposto è che sia reale, allora gli diamo un peso diverso, lo consideriamo come un luogo, uno spazio fisico, da curare e vivere quotidianamente, da sgombrare quando è troppo pieno e da riempire quando è estremamente vuoto.
Io non ho la ricetta magica e neanche Etty, ma il primo passo è sicuramente

Considerare il mondo interiore come REALE.

Il suo viaggio continua tra alti e bassi, come accade a tutti noi.

Ma cosa dovrei fare? Per me è indispensabile così tanta igiene spirituale. Se cerco semplicemente di vivere alla giornata, a un certo punto le cose si complicano. E mi sfugge il senso della vita. Devo mantenere il contatto con la corrente profonda del mio essere. Questo è il traguardo più alto e importante che posso raggiungere: riposare in se stessi. Non c’è altro. Se vado a cercarlo fuori da me, lasciando vagare, per così dire, la mia anima, mi ritrovo persa e infelice, e non capisco più il senso delle cose. Sì riposare in se stessi: ma a questo bisogna lavorare di continuo. Bisogna guadagnarselo. Se non mi do da fare, tra qualche anno sarò forse una donna irrequieta, ansiosa e con un grande desiderio di queste parole: riposare in se stessi, ma senza la minima idea di come raggiungere tale condizione. (p. 170)

Spoiler, il traguardo lo raggiunge, è una donna straordinaria che in poco tempo lascia espandere dentro di sé un’amore così grande da essere universale, così potente da non poterlo chiamare in altro modo se non Dio. Il suo non è cristianesimo, o cattolicesimo come molti credono erroneamente, è misticismo, affascinante anche per gli atei come me. Il suo rapporto con il divino è intimo, ci parla, lo accoglie dentro di sé, e ama l’umanità intera, anche i suoi carnefici, non riesco neanche a immaginare la forza spirituale necessaria.
Ma le mie parole non le rendono giustizia, vi rimando alle sue pagine come sempre.

*Etty Hillesum, Diario. Edizione integrale, Adelphi, Milano, 2012

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